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BARRACUDA TRA LE ONDE

di Massimo Della Salda

Scirocco, scirocco, due giornate piene e scaduta sabato e domenica.
La prima "sciroccata" seria di tutto un inverno, dominato come di consueto dai venti del nord, da quel maledetto maestrale invernale che rende gelida l'acqua e intorpidisce i sensi di quello che ormai è il pesce principe delle nostre scogliere: il barracuda.
Scirocco, e io qui con i postumi di un influenza vigliacca, ma questa giornata non voglio perdermela:
"Ragazzi ci sono anch'io!!!"
Una giornata di pesca comincia sempre la sera prima e la scelta del posto è tutto, ed è proprio a questo che penso mentre mi rigiro nel letto, già sveglio molto prima dell'alba, con addosso l'agitazione per una giornata attesa da tanto, ma questa volta l'esperienza ci ha aiutato alla grande.

Domenica mattina: una giornata calda del tutto inusuale per questo fine febbraio; il termometro indica 16 gradi alle 6.30, ieri una massima di 22 gradi, le macchine risultano quasi irriconoscibili tanto sono coperte dalla sabbia impalpabile che la pioggia sahariana notturna ha buttato loro sopra.
Ancora intontito per la nottata, i medicinali, i wader in neoprene che nel periodo invernale sto indossando regolarmente, arrivo al solito appuntamento con i consueti amici e già l'aria è elettrica:oggi è la giornata giusta lo sappiamo, oggi tiriamo fuori i primi barracuda di stagione.
Durante il viaggio di avvicinamento, il mare conforta le nostre impressioni e già Stefano è davanti a noi, attratto dal mare e dalle onde; noi, pescatori a spinning, cacciatori di emozioni, detentori non unici, si intende, di intuizioni forse primitive ma vere e entusiasmanti.
Tra le onde ci sono i barracuda, ci sono, il mare è quello giusto, le sensazioni anche, ci devono essere!
Stefano sparisce dietro la scogliera dritto verso il "suo" posto, mentre noi ci attardiamo in una serie di primi lanci verso alcuni scogli semisommersi leggermente protetti dalle grosse onde di scirocco che colpiscono la scogliera.
E subito i presentimenti di una giornata proficua si materializzano in una bellissima occhiata sul mezzo chilo che si avventa su un Duel 105 sgombro lanciato in mezzo alla schiuma.

Grande pesce da spinning l'occhiata, forse non considerato molto per le sue limitate dimensioni ma grandissimo combattente per la sua taglia, che ovviamente da maggiore soddisfazione se pescato con attrezzature leggere.

Sostenitori del Catch & Release, anche se non a oltranza, rilasciamo questa prima splendida preda e raggiungiamo Stefano che nel frattempo aveva trovato i barracuda.
A gesti, da lontano, ci indica non solo che ci sono, ma che aveva già avuto alcuni attacchi di pesci non di grossi dimensioni.
Un ondata più importante delle altre interrompe la comunicazione a gesti e la prima lavata della giornata è assicurata anche se la vista di un barracuda che salta fuori dall'acqua ci fa subito passare il momentaneo disagio.
Tempo di raggiungerlo ed eccolo alle prese con un pesce questa volta interessante.
Canna piegata, lunga sfilata di lato ammortizzata come si deve e dopo poco ecco il primo barracuda degno di nome della stagione: circa 3 chili.
Agganciato per il labbro dal nuovo Boga Grip di Alessandro, il "barra" ci fa ammirare la livrea che stranamente appare leggermente sfumata di rosa lungo tutta la parte inferiore; una tonalità rosata che conferisce una ulteriore bellezza esotica ad una preda dal carismatico nome.

Indubbiamente funzionale questo attrezzo, composto da una specie di pinza, utile per prendere il labbro inferiore del pesce senza danneggiarlo e che permette, nello stesso tempo, sia una agevole estrazione delle ancorette, mentre il pesce limita di molto i suoi movimenti, sia il simultaneo calcolo del peso, grazie ad una scala graduata presente nell'asta appena al di sotto dell'impugnatura in gomma.

Qualche foto e via senza perdere tempo, adesso tocca a noi!
Scelgo un Rapala Magnum, perché ritengo che in queste giornate invernali il pesce stia più in profondità e, anche se non è certo un artificiale ottimizzato per lo spinning, essendo derivato dalla traina, lo considero ancora insuperabile per provocare l'attacco dei pesci che stazionano più in fondo.
Al terzo lancio sento il colpo sulla canna, dall'altra parte le urla di Stefano ci segnalano un altra cattura, tutti e due con il pesce in canna e allora anche Alessandro decide di piantarla con le foto e comincia a pescare anche lui.
Fautore del finesse fishing e delle esche siliconiche, comincia con i suoi jigs: nello specifico round nose head e grub siliconici Mogambo della Kalin's.
Subito un colpo ma il barracuda ha mangiato corto e l'esca in silicone risulta troncata a metà con solo la parte anteriore visibile.


Giusto il tempo di sostituirlo ed ecco un altro attacco e questa volta il predatore rimane agganciato.

Mi ritrovo ad immaginare la scena della caccia sott'acqua: questi meravigliosi predatori sospesi a mezz'acqua pronti a sferrare l'attacco, siluri argentati in mezzo alle onde e alla schiuma che si proiettano contro le loro prede con una velocità impressionante e una violenza terribile.
Spesso tranciano di netto la preda con un solo morso iniziale e i buchi conici, che i denti degli esemplari di maggiore taglia lasciano a volte sugli artificiali, evidenziano la forza di questi fantastici predoni.

Ma è tempo di pescare e così continuiamo tra qualche fetente ondata anomala, il vento che sta leggermente cambiando, il sale, seguendo il volo di gabbiani di passaggio, speranzosi che siano messaggeri di una qualche imminente mangianza e questi meravigliosi barracuda che finalmente sono tornati nelle scogliere, mentre vorremmo che il tempo non passasse mai.
Così come sono arrivati dopo un po' spariscono lasciandoci però il ricordo di una bellissima giornata costellata da 12 catture di barracuda e dei loro successivi rilasci: dodici meravigliosi animali del peso compreso tra i 2 e i 4 chili.
E la primavera non è ancora arrivata…