ARTICOLI E RACCONTI
ESCHE CLASSICHE, ESCHE MODERNE
di Claudio Saba - ottobre 2004
L'evoluzione dello spinning in mare è strettamente legata a quella delle esche finte. Conoscere bene le potenzialità dei vari artificiali è l'unico modo per sfruttare tutte le possibilità di questa tecnica. Breve viaggio tra esche tradizionali ed esche innovative.
L'argomento "esche" è senza dubbio tra i più delicati e affascinanti per lo spinner marino, d'altra parte è proprio ai nostri artificiali che affidiamo il delicato e fondamentale compito di attirare e convincere il predatore all'attacco. Oltretutto, quello delle esche finte è il settore dello spinning in mare che ha la maggiore possibilità di evoluzione e che ha consentito e consentirà in futuro di migliorare l'efficacia di questa tecnica. Margini di miglioramento di canne, mulinelli, fili e ami sono ormai molto ridotti, e comunque sono strumenti che consentono di pescare meglio ma non di determinare l'attacco dei pesci. Il mercato delle esche artificiali è invece in continuo rinnovamento e se in parte è vero che spesso il proliferare di nuovi modelli ha una motivazione soprattutto commerciale, bisogna anche riconoscere che alcuni nuovi tipi di artificiali hanno ampliato decisamente le possibilità dello spinning. Basti pensare alla piccola rivoluzione rappresentata dalle esche di superficie ed alla loro efficacia nei confronti di lecce, serra e lampughe, solo per fare un esempio.
E a questo punto vorrei fare alcune considerazioni. La prima riguarda proprio la diversificazione delle prede dello spinning dalla costa. Da diversi anni lo spinning in mare non è più solo, o prevalentemente, spigola; altri predatori stanno aumentando la diffusione nelle nostre acque, ne abbiamo già parlato diffusamente e quindi non mi soffermerò ancora su questo punto, quello che voglio sottolineare in questa sede è che l'aumento delle specie insidiabili comporta la necessità avere a disposizione un vasto assortimento di esche finte e di conoscere bene il loro comportamento e le loro potenzialità nelle varie condizioni e con i diversi predatori. Solo in questo modo possiamo affrontare tutte le possibili situazioni e cercare di ingannare le varie specie insidiabili nelle nostre acque. La seconda considerazione riguarda un altro aspetto importante per l'evoluzione dello spinning dalla costa: la necessità di svincolarsi, per quanto possibile, dalle condizioni ambientali. Sappiamo bene quanto sia importante lo stato del mare per le possibilità di cattura e quanto questo condizioni l'organizzazione della battuta di pesca, eppure i predatori possono trovarsi sottocosta anche con il mare calmo,semplicemente sono meno aggressivi e meno facilmente ingannabili dalle esche finte. Ma se trovassimo artificiali capaci di scatenare più facilmente il loro attacco anche in queste condizioni sarebbe un enorme ampliamento delle possibilità di questa tecnica. Ultima riflessione: la diffusione dello spinning e quindi la maggiore "densità" dei lanciatori in alcune aree può facilmente determinare fenomeni di stanchezza e assuefazione alle esche finte da parte dei predatori, con conseguente scarsa efficacia degli artificiali più utilizzati. Anche in questo caso, la diversificazione delle esche può aiutare a superare questo problema.
Tradizione e innovazione
Da qualche anno a questa parte sono cambiate certamente molte cose per chi pratica lo spinning, basta dare uno sguardo agli artificiali esposti nei negozi di pesca; fino a poco tempo fa la scelta di esche finte era decisamente limitata e spesso ci si trovava a dover scegliere tra modelli progettati per la traina, individuando quelli che meglio si adattavano allo spinning. Attualmente, grazie al rinnovato interesse ed alla maggiore diffusione di questa tecnica, si trova facilmente in commercio una buona varietà di esche finte specifiche per lo spinning, a tutto vantaggio dei pescatori naturalmente. Che poi questo comporti un appesantimento del gilet da pesca ed un alleggerimento del portafogli è un altro discorso. Certamente bisogna riconoscere che solo in parte il corredo di esche è determinato da precise esigenze a pesca, molto concorre anche il nostro piacere nell'acquistare e possedere esche nuove. La componente edonistica nell'acquisto di un nuovo artificiale è indubbiamente molto forte, il primo ad abboccare all'esca è sempre il pescatore.
Le esche tradizionali dello spinning sono minnow, cucchiaini e piumette. Queste ultime le cito solo per dovere di cronaca ma fanno ormai parte di uno spinning d'altri tempi, dovendo tra l'altro essere lanciate con zavorra galleggiante. Ancora validi i cucchiaini ondulanti, anche se già da qualche anno le loro azioni sono decisamente in ribasso, considerato anche che si tratta di un'esca sulla quale ormai sono state già apportate tutte le varianti possibili, oltretutto la sua semplicità costruttiva non consente grandi evoluzioni. In ogni caso non sarebbe giusto trascurarli, poichè in molte situazioni e con diversi predatori, spigola in primis, sono capaci di dare ottimi risultati.
Resistono benissimo, invece, i minnow, forse l'esca più classica ed utilizzata nello spinning dalla costa, grazie anche allo sforzo di molte case costruttrici nel rinnovare la propria produzione con modelli innovativi. Da questo punto di vista, l'evoluzione ed il miglioramento dei minnow ha seguito tre direzioni principali: miglioramento nel lancio, grazie a sistemi di pesi mobili interni, alla riduzione della paletta ed alla migliore aerodinamicità; miglioramento del nuoto, con la progettazione di modelli capaci di emettere maggiori vibrazioni durante il recupero o dal nuoto più realistico e catturante; miglioramento dell'aspetto esteriore, ottenuto in particolare con colorazioni che aumentano la visibilità e il realismo dell'esca, o con piccoli accorgimenti come gli occhi mobili o tridimensionali. Quest'ultima è la strada seguita recentemente dalla sardissima Global-Fishing di Carbonia, che ha perfezionato le esche "Equal" migliorandone l'aspetto e le colorazioni ma anche aumentando la robustezza grazie a nuovi procedimenti costruttivi. Tra le ditte storiche, dormicchia un po' la Rapala, che ultimamente non ha dedicato troppa attenzione allo spinning, e a parte il modello "Long Cast" non ha prodotto grosse novità concentrando gli sforzi soprattutto su nuove colorazioni di modelli tradizionali. Per questo motivo molti pescatori ritengono le esche della casa finlandese decisamente "out" per lo spinning, ma personalmente ritengo che in molte situazioni alcuni Rapala siano ancora insuperati; mi riferisco in particolare allo spinning dalla scogliera in condizione di mare mosso e forti correnti, circostanza nella quale i Rapala Magnum affondanti non temono confronti garantendo un nuoto perfetto e ottima efficacia. E non bisogna dimenticare che nei confronti della spigola tra gli artificiali più catturanti vi sono ancora alcuni classicissimi modelli come il Countdown o l'Husky. Insomma, non abbiate troppa fretta di mandarli in pensione solo perchè il mercato ha sfornato modelli più moderni. Certamente altre case hanno investito maggiormente nello spinning e realizzato minnow più specifici, con un occhio di riguardo alla lanciabilità, punto debole dei pesciolini classici. Per citare solo quelle più note, Yo-Zuri, Duel e Maria Office propongono minnow non solo ben costruiti e capaci di garantire ottimi lanci, ma anche di grande efficacia: i "Mag Darter", i "Cristal minnow" e i "Tobimaru" della Yo Zuri, i Duel "DB" e gli "Aile magnet", i Maria "The First" e "La Segunda" sono modelli che non dovrebbero mancare nel corredo di ogni spinner.
E veniamo alle esche più moderne e recenti, per lo meno relativamente al loro utilizzo nello spinning mediterraneo, poichè si tratta in alcuni casi di esche già da tempo utilizzate in altre parti del mondo o in acque interne: popper, walking the dog, jig, e i cosidetti "skipping lures". I primi non sono ormai una novità, ma fino a qualche anno fa erano davvero poco conosciuti e utilizzati, la loro diffusione è aumentata enormemente quando si scoprì la loro efficacia prima nei confronti delle grandi lecce, poi di altri predatori superficiali (lampughe, serra, barracuda) e non (spigola). Grande varietà di modelli e forme, da quelli tozzi e panciuti a quelli affusolati, come i cosidetti "pencil popper" (i popper-matita); come per i minnow, anche nei popper talvolta si adotta sempre più spesso la soluzione delle sferette metalliche interne che si spostano verso la coda durante il lancio per consentire lanci più lunghi. Ancora poco utilizzati invece i "walking the dog" (abbreviati in WTD), pesciolini del tutto simili ai classici minnow ma senza la paletta che determina l'affondamento nel recupero; si tratta quindi di esche che nuotano zigzagando in superficie, da cui il termine che significa "portando a spasso il cane". Il loro utilizzo non è facilissimo, poichè necessitano spesso di un recupero attivo da parte del pescatore che deve aiutare il movimento dell'esca con opportuna azione della canna, ma in alcune condizioni sono risultati davvero micidiali nei confronti di predatori poco propensi all'attacco. Le loro potenzialità sono comunque ancora tutte da scoprire. Da precisare che più in generale il termine WTD non indica solamente i modelli specifici ma anche, in senso lato, il tipo di recupero (possibile utilizzando alcuni popper, ad esempio).
Ma la vera rivoluzione tra le esche di superficie è rappresentata dagli "skipping lures", cioè quegli artificiali che schizzano letteralmente sulla superficie simulando un pesce in fuga. Concludiamo quindi con i jig, esche già ampiamente sperimentate in acque dolci ma che in mare si sono diffuse solo recentemente e che hanno subito dimostrato la loro spiccata personalità; sono infatti esche molto duttili ed utilizzabili in moltissime situazioni, oltre che estremamente efficaci con quasi tutti i predatori. Il grande vantaggio di questi artificiali sta nel poterli utilizzare sia in superficie che a fondo, di poter personalizzare il recupero in infiniti modi, risultando catturanti sia ad elevate che a bassissime velocità. Immaginate solo cosa può significare far nuotare l'esca a diversi metri di profondità, magari facendola saltellare in prossimità del fondale, là dove gli altri artificiali non possono arrivare. Ma la famiglia dei jig è talmente vasta e il loro utilizzo così complesso e particolare (tanto da richiedere un termine apposito, jigcasting) che merita senz'altro un articolo a parte, cosa che mi riprometto di fare molto presto.