ARTICOLI E RACCONTI
LO SPINNING CHE VERRA'
di Claudio Saba - Settembre 2006
Alla luce dei cambiamenti degli ultimi anni, è possibile immaginare come sarà lo spinning in mare in un prossimo futuro? Proviamo a ipotizzare come si evolverà negli anni a venire la più giovane tra le discipline alieutiche.
Qualche tempo fa, nell'articolo "Ieri e oggi", abbiamo messo a confronto lo spinning dei primissimi tempi con quello dei giorni nostri, sottolineando le grandi differenze e la rapida evoluzione che ha caratterizzato questa tecnica nel giro di pochi anni. Alcuni lettori mi hanno posto la domanda: cosa ci attende nel prossimo futuro? In che direzione si sta evolvendo lo spinning salso? Proviamo a rispondere anche alla luce di quanto accaduto nell'ultimo ventennio. Senza dubbio l'evoluzione dello spinning è lungi dall'essere in fase di rallentamento. Normalmente, dopo una crescita così rapida ci si aspetterebbe una fase più statica e in effetti dopo tanti cambiamenti non è facile ipotizzare nei prossimi anni un progresso altrettanto spinto, ma a mio parere ci sono ancora tantissimi aspetti ancora da esplorare, moltissimi margini di miglioramento, infinite soluzioni da sperimentare. Basta pensare allo spinning notturno, al surf fishing dalle spiagge, allo spinning ultra leggero, alla pesca con le ancora troppo trascurate esche morbide, tutti comparti nei quali le nostre esperienze sono alquanto parziali. Ma, come al solito, procediamo con ordine partendo dall'aspetto più evidente che è quello del deciso e inarrestabile aumento degli spinningofili.
Diffusione
La pesca sportiva in mare è l'attività ricreativa più praticata nel mondo, coinvolgendo un numero di appassionati stimabile tra 60 e 80 milioni di persone. Forse non ci crederete, ma tra le varie tecniche di pesca la più diffusa è proprio lo spinning in mare, che può contare un numero di adepti davvero impressionante. È difficile capire perché nel nostro paese abbia stentato a decollare e solo recentemente vi sia stato un forte interesse per questa disciplina; a dirla tutta, solo in Sardegna abbiamo assistito negli ultimi tempi ad una vera e propria esplosione dello spinning salso, mentre nelle altre coste italiane la sua diffusione è ancora piuttosto limitata, per quanto in continua crescita. Si può facilmente immaginare che nei prossimi anni il numero di praticanti aumenterà ancora, ma a mio parere sarà molto improbabile che raggiunga i livelli di altre nazioni o la popolarità di altre tecniche di pesca. Motivi? Le difficoltà intrinseche di questa disciplina associate alla presenza non sempre abbondante di predatori, per lo meno in confronto ad altre acque, alla dipendenza dalle condizioni ambientali e la conseguente facilità a collezionare cappotti. Ma soprattutto la particolarità di questa pesca, così diversa dalle altre da esser mal tollerata dalla gran parte dei pescatori; insomma, troppo movimento e troppi pochi pesci, per quanto grandi. E, infine, ma forse è la ragione più importante, la difficoltà di questa tecnica a farsi coinvolgere nell'agonismo (per fortuna, dico io). Le gare sono il sale di ogni sport, arduo per qualsiasi disciplina raggiungere grandi numeri di appassionati senza la spinta delle competizioni. In parole povere, non credo avremo mai grandi problemi, almeno qui in Sardegna, a trovare buoni spot liberi, scogliere e spiagge deserte o quasi. Diverso il discorso in altre zone della penisola, dove già si fa sentire il problema del sovraffollamento di alcuni luoghi; vi sono meno spinner, è vero, ma la costa offre anche molte meno possibilità e i posti buoni sono sempre più contesi. E se poi volete sapere se vi saranno mai gare di spinning in mare, vi rispondo che qualcuna c'è già stata ma che a mio avviso rimarranno episodi isolati ancora per diversi anni; in ogni caso, potrebbero aver senso solo se organizzate con formula "open", per intenderci sul modello della Canna d'oro di surf, ma francamente mi auguro di sentirne parlare il meno possibile. Perdonatemi, ma non riesco proprio ad associare lo spinning in mare all'agonismo, chiudo qui l'argomento e passo senz'altro ai predatori.
Predatori
Sotto questo aspetto abbiamo, fortunatamente, solo buone notizie. Se si confermerà la tendenza degli ultimi anni, dovrebbe aumentare la presenza dei pesci serra che saranno quindi più facilmente insidiabili anche negli ambienti naturali, mentre, in un futuro un po' più distante, avremo probabilmente a che fare anche con nuove specie grazie ai noti fenomeni di tropicalizzazione e meridionalizzazione delle nostre acque. Il lieve ma costante aumento della temperatura del mare dovrebbe garantire anche una maggior costanza nella presenza di lampughe. I barracuda confermeranno la loro stabile presenza presso le coste sarde, forse affiancati da qualche cugino meno conosciuto ma già segnalato nel Mediterraneo (Sphyraena chrysotaenia e S. flavicauda), mentre aumenteranno la loro diffusione nel resto delle acque italiane. Il dato più confortante per il futuro viene però dal predatore più classico e "antico" dello spinning, la spigola. Si temeva una rarefazione del serranide a causa della concorrenza da parte delle nuove specie, e in effetti per qualche anno le catture a spinning della spigola in alcune aree erano decisamente diminuite dopo l'arrivo massiccio degli sfirenidi, ma visti i risultati delle ultime stagioni sembra di poter confermare che la regina ha trovato un buon equilibrio con i dentuti coinquilini. Perciò state tranquilli, pescheranno spigole anche i vostri figli.
Attrezzature ed esche
Miglioramento dei materiali e progresso tecnico consentiranno alle case costruttrici di produrre canne e mulinelli più leggeri e al tempo stesso più resistenti; magari arriveremo ad insidiare le lecce con leggerissimi fioretti o addirittura avere la tanto sognata canna filosofale, un unico attrezzo con cui potremo affrontare tutte le situazioni e tutte le specie predatorie. Sicuramente aumenterà la diffusione delle canne monopezzo, soprattutto nelle due fasce estreme dello spinning, il light e il lancio pesante. Facile prevedere anche, nel giro di pochi anni, il completo abbandono del nylon in favore del multifibre, i cui miglioramenti porteranno ad avere lenze ancora più sottili, ma soprattutto più resistenti all'abrasione. Ma lo sforzo delle case specializzate ci regalerà soprattutto tipologie di esche finte sempre più sofisticate, la cui evoluzione si evolverà probabilmente in due direzioni distinte. Da un lato avremo pesci finti sempre più somiglianti agli originali o comunque esteticamente raffinatissimi e dal nuoto sempre più realistico, sulla scia delle swim bait che già stanno riscuotendo un gran successo in tutto il mondo. Questo è soprattutto la strada che stanno seguendo i giapponesi. Dall'altro avremo esche magari improbabili dal punto di vista estetico ma che baseranno la loro efficacia sul movimento assolutamente innovativo. Aumenteranno probabilmente le esche miste realizzate in parte in materiale rigido e in parte in gomma, nel tentativo di conferire movimenti più attiranti, e ibridi di vario tipo che la fantasia dei costruttori saprà partorire. Tutto ciò avrà sicuramente una forte motivazione commerciale, ma la diversificazione degli artificiali sarà comunque necessaria perché la maggior pressione di pesca determinerà una sempre maggior diffidenza dei predatori e la necessità di diversificare le nostre insidie.
Le esche ibride saranno sempre più diffuseEvoluzione della tecnica
Molto più che attraverso le novità proposte dal mercato, l'evoluzione futura dello spinning in mare dipenderà dall'attività di ricerca e sperimentazione degli spinner. Come dicevo all'inizio dell'articolo, e contrariamente a quanto molti pensano, per molti versi questa tecnica ha ancora molto da rivelarci, soprattutto per quegli aspetti della disciplina ancora poco esplorati. Lo spinning dalle spiagge, ad esempio, è stato a mio parere spesso trascurato e scarsamente analizzato; le nostre conoscenze sui fenomeni che determinano i movimenti e l'attività di caccia dei predatori davanti alle distese sabbiose sono abbastanza superficiali. Normalmente si va in spiaggia solo per tentare la spigola e spesso si lancia a casaccio senza nemmeno sapere cosa siano una barra o un canalone. Con un po' di umiltà, dovremmo approfittare dell'esperienza dei colleghi surfcaster, magari leggere qualche buon testo in merito e soprattutto avere il coraggio di sperimentare un po' di più. Certamente si tratta di ambienti non facili e spesso poco generosi, ma proprio per questo i nostri margini di miglioramento in questi luoghi sono molto alti. Ho parlato di spiagge ma non significa che negli altri ambienti le nostre conoscenze siano complete e definitive. Pochi, ad esempio, hanno provato a pescare dalle scogliere su fondali profondi alla ricerca di dentici e cernie con una sorta di deep jigging dalla costa, eppure da noi gli spot non mancano, tant'è che a rock fishing quei predatori si prendono con una certa regolarità. Ma la nostra attività di ricerca dovrà soprattutto avere l'obiettivo di svincolare per quanto possibile lo spinning dalle condizioni ambientali, ancora troppo determinanti ai fini delle catture. Intendiamoci, onde e schiuma saranno sempre fondamentali nella gran parte dei casi per fare belle pescate, ma dovremo cercare sempre più ottenere buoni risultati anche in condizioni non idonee. Pescare in "finesse" è indubbiamente un modo per pescare meglio quando la risacca non ci aiuta, sarà quindi d'obbligo sviluppare lo spinning leggero e migliorare anche le nostre conoscenze sulle esche morbide che in queste condizioni possono fare la differenza. Altra possibilità per aggirare il fattori ambientali è lo spinning notturno, altro settore spesso trascurato (dal sottoscritto in primis) e sul quale le esperienze sono ancora limitate ma che è in forte espansione soprattutto nella penisola e che con tutta probabilità crescerà anche da noi nei prossimi anni.
Per finire non posso non menzionare lo spinning dalla barca o dalla canoa, per ora circoscritto a pochi appassionati ma che proprio per il discorso fatto in precedenza può risultare particolarmente interessante per superare i limiti dello spinning dalla costa. Mi auguro soprattutto un forte sviluppo del "kayak spinning" che mantiene inalterato lo spirito più profondo della disciplina preservandone oltretutto l'aspetto dinamico.
Fine del viaggio
Riapriamo gli occhi e scendiamo dalla macchina del tempo. Ho voluto darvi qualche indicazione su quello che sarà (secondo la mia personalissima opinione) lo spinning dei prossimi anni, un po' per soddisfare la curiosità di qualche lettore ma soprattutto per stimolare il vostro desiderio di sperimentare strade finora poco battute e consentire un'ulteriore crescita di questa magnifica disciplina. Come è già avvenuto in passato, i progressi dello spinning saranno determinati da coloro che avranno il coraggio di esplorare e provare nuove soluzioni, e che soprattutto non avranno timore di rivelare le proprie esperienze.