ARTICOLI E RACCONTI
...mahi mahi le chiamano a Tahiti.
di Massimo Della Salda
21 Settembre 2003
La giornata non stava promettendo un granché, almeno per me, mentre Stefano aveva comunque già evitato il cappotto, riuscendo a prendere l'unica lampuga che passava nel raggio di 10 km!!
Niente di particolarmente entusiasmante, sugli 800 grammi, ma con una vitalità e una livrea così bella che ne valeva almeno il doppio.
Eppure il posto era promettente: due giorni prima, durante una fuga dal lavoro, avevo visto molte lampughe con i loro bellissimi colori e alcune con una specie di livrea da "combattimento" formata da strisce verticali verde scuro e blu, alternate.Una livrea bellissima che mi aveva decisamente rallegrato la giornata e, anche se non avevano mai attaccato l'artificiale, speravo che in condizioni migliori avrei potuto avere maggior fortuna.
La fortuna di trovare delle lampughe in caccia.
Erano giorni che le cercavo, ma non mi era mai capitato di assistere alla scena magnifica, più volte raccontata dagli amici, dei pesci che arrivano saltando e si buttano sull'artificiale.
Se poi c'è un pesce che da sempre mi ha affascinato è proprio la lampuga.
Sarà per quei suoi colori metallizzati, gialli e verdi e blu, che sanno di terre lontane, di avventure, di Brasile, o forse per quella sua forma così particolare, quel suo corpo schiacciato e lungo, snello e nervoso, che da una parte termina con un muso così accentuato e dall'altro con una coda leggera che sembra fatta apposta per tagliare l'acqua dei grandi oceani; una coda forse addirittura sproporzionata per la sua esiguità, che mi ha sempre ricordato la coda di una rondine.
Una ce n'era, e se le è presa Stefano!!!!
"Ehi disgrazia!!! Ma quando torna Rachael??!!", gli tiro dietro mentre ci spostiamo in un'altra scogliera li vicino, a noi ancora sconosciuta, consigliatagli dal suo barbiere.
"Martedì" risponde, davanti a me, mentre si fa strada sugli scogli.
"Meno male. Così avrai altro da fare e ti calmi un po'!!"
Camminiamo per una decina di minuti e finalmente arriviamo.
Il posto è veramente meraviglioso, un paradiso naturale che i pochi turisti di questo tardo settembre non riescono a rovinare.
Il contrasto tra gli scogli scuri e il colore dell'acqua con le sue diverse gradazioni che vanno dal verde chiaro al blu scuro, danno un senso di libertà e di leggerezza meraviglioso.
Ci infiliamo in un passaggio proibitivo ed ecco davanti ai nostri occhi il posto che cercavamo: scogli levigati di granito che formano insenature e canali di correnti blu scuro nel fondale digradante.
Di fronte a noi il mare aperto.
Cominciamo a lanciare alcuni popper senza nessun risultato e allora decido di mettere il Whistler bianco-rosso che con il suo potere attrattivo aveva già dato ottimi risultati.
Scelgo un canalone d'acqua sulla mia destra, compreso tra la scogliera e un grosso scoglio di fronte e al primo lancio sento Stefano gridare: "Eccoleeee!!!!"
Spostato sulla mia sinistra, riusciva a vedere meglio di me cosa stava avvenendo dietro alla roccia.
Un gruppo di lampughe stava arrivando, saltando, diretto verso il mio artificiale.
Eccone una!!
Finalmente riesco a vederla saltare, nell'eccitazione della caccia, bellissima; è uno spettacolo incredibile.
Morbide e sinuose e velocissime raggiungono l'artificiale inseguendolo da dietro.
Le vediamo benissimo, dall'alto dello scoglio, mentre incrociano le traiettorie; le pinne laterali spiegate come piccole ali, gialle come la coda, mentre una specie di brinatura azzurra circonda tutto il corpo.
Un accavallarsi velocissimo di figure bluastre dietro l'artificiale mentre gli attacchi cominciano.
Spruzzi di schiuma segnano gli attacchi a vuoto mentre l'artificiale si avvicina e una prende il sopravvento sulle altre, eccola, eccola, e finalmente l'attacco è vincente.
La canna si piega e subito una fuga rapida e veloce che diventa rabbiosa con un salto vicino allo scoglio sotto di noi.
Altre due fughe laterali feroci mentre cerco di avvicinarmi all'acqua per salparla.
La porto sotto, sembra più stanca e la tiro su di peso.
Un pesce indiavolato comincia a sbattere da tutte le parti, un energia incredibile che non mi aspettavo.
Riesco a prenderla e a portarla al sicuro e solo adesso, alzando lo sguardo mi accorgo che Stefano ne ha un'altra in canna e dopo poco me la avvicina.
Il pesce nell'acqua aveva cambiato colore e adesso si presentava di un bianco latte quasi inquietante; appena salpato ecco che ricomincia la sarabanda fatta dal pesce precedente.
Uno spettacolo incredibile: ad ogni lancio abbiamo tre, quattro, cinque pesci blu che si avventano sull'artificiale.
Ne ferro un'altra a distanza!!
Un salto e una capriola, un metro fuori dall'acqua; il corpo giallo metallizzato, la pinna dorsale azzurra, la coda a rondine, gli schizzi: un immagine che non dimenticherò tanto facilmente.
La frizione è tarata per prede sui 4-5 chili ma la sento ugualmente cantare; sono pesci di un chilo e mezzo ma hanno una forza incredibile.
Improvvisamente parte verso destra.
Troppi scogli.
Stringo la frizione mentre il pesce cerca di infilarsi dietro uno spuntone di roccia.
"No!! Attento!!! Stringi!!!", Stefano alla mia sinistra sta seguendo la scena e partecipa temendo la rottura del tracciato.
"E' chiusa!!" gli rispondo e infatti il pesce si ferma e riesco a toglierla da quella brutta posizione; il resto poi è normale amministrazione.
Ed ecco altri schizzi e Stefano si ritrova un altro pesce in canna.
Sembra più grosso degli altri e lo è infatti; sento la frizione andare mentre Stefano grida:
"Senti come tira!!!"
Completamente eccitate, un altra lampuga cerca di mordere l'artificiale in bocca al pesce allamato, prima di scomparire alla nostra sinistra!!
Qualche attimo e mi tocca salpare il diavolo in persona, che si slama mentre salta sugli scogli.
Riesco a fermarlo e lo prendo con tutte e due le mani, ma ha una vitalità incredibile e mi accorgo che faccio fatica a tenerlo.
Altri lanci; un altro pesce che si slama cercando il fondo dietro una roccia.
Inseguimenti sempre più svogliati, poi più niente.
Scomparse.
E' la prima volta che ho a che fare con le lampughe e sono addirittura incredulo con un misto di stupore, eccitazione e meraviglia, consapevole di essere stato protagonista di una pesca eccezionale e spettatore di un evento naturale meraviglioso e bellissimo: gli attacchi di un branco di lampughe in caccia.
Continuiamo a lanciare ancora per una mezzora vagamente consapevoli dell'inutilità, comunque speranzosi di vedere qualche fantasma azzurro dietro l'artificiale, per cercare di riavere subito quelle emozioni appena passate, o forse, per continuare con i gesti a perpetuare il ricordo e fissarlo bene nella memoria.
Guardo i miei pesci e mi colpisce la loro bellezza e quei puntini azzurri, così evidenti, sul giallo dei fianchi; come isole nell'oceano quel turchese mi porta lontano .mahi mahi le chiamano a Tahiti.
Ed ecco che Stefano riesce ad ipnotizzarne un'altra e questa volta è decisamente grossa, ed è sola!
Un attacco a vuoto, lontano, e subito un altro con gli schizzi che seguono l'esca e poi cambia tattica: velocissima attacca trasversalmente l'artificiale; la vediamo benissimo, con tutta la pinna dorsale blu fuori dall'acqua, tagliare la superficie verso il Bounder, in un senso e poi nell'altro, e ancora, veloce e potente
E in quel momento non eravamo su una scogliera della Sardegna meridionale, ma ai tropici, e il cielo intorno era il cielo dei tropici, e gli scogli erano circondati dalle palme, e il mare era azzurro e verde e bianco e blu come ai tropici e un vela stava attaccando il nostro artificiale