ARTICOLI E RACCONTI
LANCI IN ACQUE BASSE
di Claudio Saba - dicembre 2006
Scogliere basse e fondali con limitata profondità sono gli ambienti migliori per insidiare le spigole invernali. Le particolari caratteristiche di questi luoghi richiedono però qualche accorgimento per poter pescare al meglio.
Con l'approssimarsi della stagione fredda ed il graduale allontanamento dei pelagici dalle nostre coste, i tentativi degli spinner sono sempre più rivolti alla regina di questa tecnica, la spigola. Sono ormai sparite le lampughe (che questo autunno, nonostante le previsioni ottimistiche, hanno fatto solo qualche veloce apparizione), possiamo ancora insidiare per qualche settimana serra e barracuda, ma è indubbio che con il raffreddamento delle acque il serranide ritorna protagonista assoluto dello spinning, monopolizzando così le nostre battute. E considerate la abitudini di questo predatore, i nostri lanci insisteranno prevalentemente su bassi fondali che potranno essere di roccia, sabbia o misti. La stagione riproduttiva è alle porte e la spigola si prepara spostando il suo raggio d'azione nelle acque a bassa profondità, sfruttando ogni minima mareggiata per cacciare le sue prede. Ma della spigola abbiamo già ampiamente parlato in molte occasioni e non torniamo sull'argomento, qui ci interessa per affrontare un argomento specifico che è la pesca in bassi fondali prevalentemente rocciosi. La tipologia del fondale condiziona fortemente, infatti, la scelta dell'esca e l'azione di pesca, ma anche l'impostazione della battuta ed in particolare la scelta del "dove" in relazione alle condizioni del mare. Non dimentichiamo, innanzi tutto, che in acque a profondità limitata si creano facilmente quelle condizioni ideali per lo spinning anche con moto ondoso di ampiezza limitata; non abbiamo necessità, insomma, di onde di due metri per trovare la schiuma, anzi se il mare è troppo mosso dovremo giocoforza cercare calette o tratti di scogliera più riparati dove le onde arrivano più smorzate. Decisamente arduo (oltre che poco produttivo e anche pericoloso) affrontare frontalmente mare grosso su basse scogliere, a meno di non trovare quelle particolari situazioni in cui la conformazione del fondale è tale da attenuare notevolmente la forza delle onde prima che queste giungano a riva. Se parliamo di spigole invernali, le acque in cui operiamo sono spesso di profondità inferiore al metro; questo non deve sorprendere vista la capacità del serranide di cacciare in pochi decimetri d'acqua. Davanti alle scogliere i fondali non sono mai, in realtà, a profondità omogenea, presentando dislivelli e irregolarità, scogli di varie altezze, spesso affioranti, e zone più profonde (buche o canaloni). Sono proprio questi i territori che la spigola predilige per i suoi agguati alle piccole prede come zatterini e mugginetti, ed è qui che concentreremo i nostri lanci.
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Una bella spigola ingannata da un Walkin' the dog della Yo Zuri, l'Hydro Pencil.In questi ambienti daremo evidentemente la priorità ad esche di superficie come piccoli popper e walkin' the dog, recuperati non troppo velocemente i primi e decisamente lenti i secondi. La spigola apprezza molto entrambe le categorie. Buona anche l'efficacia di artificiali polivalenti come ondulanti argentati e jig siliconici e naturalmente sono validissimi anche i più classici minnow, avendo l'accortezza di scegliere modelli a scarso affondamento; inutile lanciare pesciolini dotati di grandi palettoni che rischiamo di lasciare attaccati alle rocce al primo lancio. Anche con i modelli che nuotano poco sotto la superficie, così come con jig e ondulanti, pescando in fondali rocciosi così poco profondi o comunque irregolari, è sempre piuttosto alto il rischio di incaglio, cosa che, visti i costi delle esche finte, è sempre preferibile evitare. Per pescare con una certa tranquillità con esche non di superficie e senza il continuo timore di regalare al mare le nostre preziose esche sono sufficienti alcuni accorgimenti. Il più ovvio ed istintivo è il recupero a canna alta che costringe l'artificiale ad un nuoto più superficiale ma non ci affranca del tutto dal rischio di arroccare e talvolta costringe l'esca ad un nuoto non corretto. La soluzione più idonea consiste invece nella sostituzione delle ancorette, pronte a sfruttare ogni appiglio delle rocce, con ami singoli, ovviamente molto meno propensi ad abbracciare ad ogni costo scogli e vegetazione sottomarina. Utilizzando minnow con ami singoli le probabilità di litigare per diversi minuti con le rocce non si azzerano ma si riducono moltissimo ed abbiamo così la possibilità di esplorare fondali irregolari e poco profondi senza troppi patemi. Ma l'uso degli ami singoli al posto delle ancorette non ha come unica giustificazione il rischio di arroccare, ha invece altri ottimi vantaggi. In particolare, una maggiore tenuta durante il combattimento ed una più agevole slamatura della preda, importante soprattutto nel caso di rilascio della stessa. Altro vantaggio, magari apparentemente trascurabile ma che si apprezza nella pratica, è il minore ingombro degli ami e la maggior facilità con cui si conservano e si tolgono gli artificiali dalle scatolette. L'unico svantaggio dell'amo singolo è una minor sicurezza nella ferrata, con maggiori percentuali di attacchi a vuoto, soprattutto se il predatore attacca lateralmente o dalla testa.
Come montare gli ami singoli? Poiché la quasi totalità dei modelli facilmente reperibili ha l'occhiello non in asse con la punta dell'amo, occorre un anellino supplementare (split ring) in modo da mantenere la curva dell'amo in linea con l'asse longitudinale del pesciolino. Pochissimi modelli (come ad esempio gli Owner S 77, peraltro non facilissimi da trovare) hanno l'anellino in linea con il gambo dell'amo per cui non necessitano del secondo split ring. Il doppio anellino è un po' una seccatura soprattutto perché allontana necessariamente l'amo dal punto di attacco facilitando l'aggancio con l'altro amo; nei pesciolini più piccoli addirittura può rendere impossibile l'uso contemporaneo dei due ami singoli a meno di non montare misure piccolissime, rimedio che non mi sento di suggerire vista la possibilità di allamare esemplari di taglia e soprattutto in considerazione delle dimensioni della bocca della spigola. Personalmente, con minnow piccoli preferisco al limite utilizzare un solo amo ma di dimensioni e tenuta sufficienti. Altro inconveniente è che con il doppio anellino l'amo ha una eccessiva mobilità e in certi casi (curvatura ampia, pesciolino dal corpo affusolato) tende ad abbracciare l'artificiale. Bisogna quindi trovare il modello e la misura giusta per evitare questi problemi. In poche parole, il doppio split ring è una scocciatura, magari non ci si fa troppo caso con minnow e popper di buone dimensioni ma certamente è un impiccio con esche piccole, spesso utilizzate per la spigola. Nonostante questo, i vantaggi degli ami singoli operando in fondali bassi sono tali da giustificare qualche sforzo per trovare la soluzione ottimale e sopportare qualche piccolo disagio.
Se non vi sono dubbi su come montare l'amo ventrale, che ovviamente deve essere rivolto verso il basso, vi sono differenti opinioni relativamente a quello di coda. L'apertura dell'amo deve essere rivolta verso l'alto ovvero, come quello centrale, verso il basso? Di solito si preferisce la prima soluzione che è anche più sicura nei confronti dell'incaglio, ma secondo alcuni colleghi diminuisce le possibilità di ferrata sicura, per lo meno con alcuni predatori. L'argomento è complesso e magari ne riparleremo in modo più approfondito in un articolo specifico. Diciamo solo che per la spigola, che non ha un palato particolarmente duro, la soluzione con l'amo in coda montato in direzione opposta a quello centrale è la soluzione migliore.
Come già accennato, la sostituzione dell'ancoretta centrale con amo singolo non sempre garantisce buone probabilità di allamata quando il predatore attacca lateralmente. E' il caso tipico proprio della spigola che spesso preferisce aggredire la malcapitata vittima dalla testa. A differenza di quello caudale, l'amo ventrale non sempre viene ingoiato bene, proprio per l'ostacolo costituito dal corpo del pesciolino. Per questo motivo molti preferiscono sostituire solo l'ancoretta in coda e lasciare quella centrale. Questa può essere la soluzione più valida ai fini delle allamate ma non certo per evitare i rischi di incagli. Relativamente al tipo di amo da utilizzare, suggerisco un modello con curvatura piuttosto ampia, gambo sottile e punta leggermente rientrante; la spigola non è tra i predatori che si slamano facilmente, quindi la scelta dell'amo ha importanza limitata rispetto ad altre specie.E veniamo all'azione di pesca, anche questa fortemente condizionata dalla particolare tipologia dell'ambiente. Operando in acque basse è generalmente inutile una pesca d'attesa, talvolta premiante pescando sulle punte dove è probabile il passaggio (prima o poi) dei pelagici. Nei fondali "da spigola" dobbiamo esplorare ogni metro perché lei può essere dappertutto; non aspettiamoci che si produca in lunghe scorribande avanti e indietro per la scogliera alla ricerca delle sue prede; preferisce di gran lunga piccoli spostamenti e lunghi agguati nella schiuma. Siamo quindi noi a doverci spostare per riuscire a trovarla. Se la montagna non va a Maometto Concludiamo con qualche breve accenno al combattimento. La spigola, è noto, non è proprio un gran lottatore. In ogni caso, esemplari di una certa taglia possono creare comunque qualche problema se gli viene concessa troppa libertà in fondali così bassi e irregolari. Per evitare che la preda porti la lenza intorno a qualche roccia è opportuno tenere la frizione piuttosto stretta e forzare quanto possibile il combattimento.
Cosa fare in caso di incaglio
L'incaglio avviene prevalentemente per aggancio delle ancorette nelle fessure tra le rocce o sulla vegetazione che le ricopre, o ancora quando il corpo dell'artificiale rimane incastrato tra gli scogli. Nel caso in cui rimanga attaccata ad alghe e altra vegetazione, l'esca può liberarsi con relativa facilità; talvolta è necessario tirare con una certa forza e in questo caso raccomando di non farlo mai direttamente con la canna ma di prendere in mano la lenza (se è un multifibre utilizzate un panno o un guanto) e tirare in modo omogeneo senza strattoni. Se invece si tratta di incaglio vero e proprio alla roccia la soluzione migliore è la seguente: chiudete completamente la frizione e recuperate lenza finché la canna è piegata al massimo, quindi aprite di colpo l'archetto del mulinello; ovviamente non funziona sempre, ma il più delle volte l'esca si libera a causa del violento contraccolpo.