Barracuda Spinning Club - Articoli

ARTICOLI E RACCONTI



ESCHE D ESPLORAZIONE

di Claudio Saba - Giugno 2006

Pescando a spinning in determinati ambienti e periodi può essere difficile individuare le possibili prede ed operare quindi una pesca mirata. In queste situazioni, in cui è necessaria una pesca dinamica e di ricerca, possono aiutarci le cosiddette "esche da esplorazione". Vediamo di cosa si tratta.

E' piuttosto frequente, nello spinning in mare ed in particolare nelle nostre acque, impostare battute mirate ad un determinato predatore, durante le quali è ovviamente raccomandabile l'utilizzo di artificiali specifici. E' il caso della pesca nei porti quando ricerchiamo lecce o pesci serra con esche di superficie, oppure nelle calme giornate autunnali quando, in assenza di onde, l'obiettivo dei nostri lanci dalla scogliera non può che essere la lampuga, ma anche nelle fredde albe invernali in cui le nostre esche sono rivolte esclusivamente alla spigola o ancora quando le mareggiate primaverili ci spingono ad insidiare specificatamente i grossi barracuda presso le punte rocciose. In tutti questi casi la scelta dell'esca finta è vincolata alla preda che cerchiamo di ingannare, anche se questo non significa necessariamente che sia una scelta facile o automatica, dipendendo poi da tutta una serie di variabili che abbiamo già visto a suo tempo. Non sempre, però, l'obiettivo dei nostri lanci è facilmente identificabile. Può capitare in particolare nei periodi di transizione da una stagione all'altra, mementi in cui non sappiamo con certezza quali predatori possiamo incontrare; esempio classico è il mese di marzo, mese in cui non è infrequente aver difficoltà a capire se è ancora il momento delle grandi spigole o se sono già arrivati sotto costa i branchi di affamati barracuda. E anche a primavera inoltrata, soprattutto se operiamo in ambiente poco conosciuto o particolarmente vario, quando diverse specie pelagiche possono cacciare sotto i nostri piedi, dobbiamo talvolta rinunciare ad una pesca specifica per poter avere buone opportunità di allamare qualcosa. Questo è ancora più evidente in autunno, stagione nella quale è massima la varietà di predatori che può interessarsi alle nostre esche. E alla fine della stagione autunnale, quando questa passa le consegne all'inverno, ci troviamo nuovamente in uno di quei periodi di passaggio in cui non è sempre chiaro se possiamo ancora sperare nella collaborazione dei pelagici o se invece il sottocosta è già monopolio della spigola. Ma a parte le difficoltà di dare un nome e un volto alle nostre possibili prede, può capitare semplicemente di aver voglia attuare una pesca meno selettiva o di voler valutare le potenzialità di un particolare spot. Immaginate, insomma, di trovarvi a pescare in un periodo in cui non è facilmente valutabile ciò che il mare può offrirci, in una classica costa rocciosa in cui si alternano fondali di varia tipologia e profondità. Sabbia e posidonia si alternano agli scogli, punte e rientranze si susseguono rendendo disomogeneo il movimento del mare e la presenza di schiuma. Dobbiamo praticare una pesca dinamica, di ricerca, che ci consenta di andare a scovare il predatore, ancora non ben identificato, e dobbiamo quindi utilizzare un'esca che ci dia la possibilità di attirare la spigola che caccia vicinissima a riva in mezzo metro d'acqua, così come un eventuale pelagico che transita a 30-40 metri di distanza, magari a mezz'acqua. La necessità di movimento continuo lungo la scogliera non favorisce un cambio continuo dell'artificiale e in ogni caso, non conoscendo esattamente il nostro target, non possiamo puntare su esche troppo specifiche. In tutte queste situazioni, se vogliamo ampliare le opportunità di pesca, dobbiamo affidarci a quelle che chiamiamo "esche da esplorazione". Ma quali caratteristiche devono avere le esche finte per poter rientrare in tale classificazione? Innanzi tutto devono avere un ampio spettro d'azione, vale a dire buona efficacia con molte specie predatorie; naturalmente è fondamentale la tipologia ed il modello specifico, ma sono importanti anche la grandezza e, in misura minore, il colore. Le dimensioni non dovrebbero essere troppo grandi né troppo ridotte, pena una eccessiva selezione delle prede verso l'alto o verso il basso, mentre il colore dovrebbe esser scelto tra le livree che hanno dimostrato di essere maggiormente adescanti per molte specie. In secondo luogo devono garantire una buona, ancora meglio se eccellente, lanciabilità, poiché non sappiamo quanto lontano da riva stazionano o cacciano i predatori e anche qualche metro in più può essere decisivo. Altra caratteristica importante è la possibilità di sondare varie profondità, ovviamente se operiamo in fondali adeguati; è vero che in determinate situazioni alcune esche top water possono "far salire" un predatore arrabbiato da parecchi metri di profondità, ma normalmente le possibilità di cattura aumentano se riusciamo a far passare il nostro inganno in prossimità del predatore, e questo vale in particolare con specie che non amano i lunghi inseguimenti come spigola e dentice (per non parlare della cernia). Allo stesso tempo l'artificiale dovrebbe garantire l'utilizzo senza rischi di incaglio anche in fondali poco profondi, per poter sfruttare davvero tutte le possibilità che la costa rocciosa ci offre. Ultimi aspetti, non per questo secondari, sono la possibilità di sopportare bene vari tipi di recupero, la buona tenuta alle correnti e la visibilità nella schiuma. In sintesi, un'esca da esplorazione deve essere gradita a molte specie, avere buoni doti balistiche ed una elevata duttilità nell'utilizzo. Chiediamo troppo? Vediamo quali possono essere gli artificiali che rispondono a queste caratteristiche.

Ondulanti
I cucchiaini ondulanti di medie dimensioni sono in genere ottime esche da ricerca e dopo anni di oblio stanno gradualmente recuperando consensi tra gli spinner. Apprezzati praticamente da tutti i predatori, anche se la loro efficacia è spesso inferiore ad altre tipologie di esche, hanno il vantaggio di un'ottima lanciabilità e inoltre possono essere recuperati con diverse modalità di recupero, rendendo così ancora più polivalente il loro utilizzo. Essendo caratterizzati da affondamento piuttosto rapido possono sondare vari strati d'acqua così come essere recuperati velocemente in superficie un po' come i più specifici ranger. Sono penalizzati però nell'ultima fase di recupero quando operiamo da postazioni un po' elevate sul mare. Molti i modelli validi per uno spinning di ricerca, tra i tanti non posso non citare un modello storico ed ancora oggi validissimo con il quale in tanti anni ho allamato praticamente tutte le principali specie predatorie delle nostre acque: l'imitatissimo Toby della svedese ABU Garcia, nelle misura da 20 grammi (ma valide anche altre taglie simili da 18 a 40 grammi). Per tutti gli spoon la colorazione più adescante e universalmente apprezzata si è rivelata quella classica argentata.

Minnow
Non tutti i minnow sono utilizzabili come esche da esplorazione, direi anzi che sono abbastanza pochi i modelli davvero validi per questo scopo. Escludiamo subito quelli scarsamente lanciabili, il che significa farne fuori una bella percentuale; scartiamo anche i modelli con palettone, troppo specifici per situazioni particolari e inutilizzabili su bassi fondali; bocciamo anche gli snodati i quali, a parte la scarsa gittata, sono anche meno versatili nell'utilizzo, sopportano poco variazioni nel recupero e generalmente reggono meno bene la corrente. Non tutti gli snodati, evidentemente, soffrono di tali limiti, ma in genere si preferisce utilizzarli in situazioni più specifiche. Rimane comunque da questa severa scrematura un bel gruppo di pesciolini monopezzo, dotati di buon rapporto peso/dimensioni o di un sistema di pesi interni mobili che garantiscono lanci molto lunghi e di efficacia ormai testata su molte specie delle nostre acque. Cito qui i miei preferiti: Duel DB, alias Yo Zuri Mag Darter, da 10,5 o 12,5 cm (meglio quest'ultima taglia), Duel Aile magnet galleggiante 105, Yamashita La Segunda e The First di taglia media, della stessa casa molto valido anche il Flyng Diver da 10,5 cm e l'Angel Kiss; ancora della Yo Zuri segnalo il polivalente Tobimaru da 10 e 12 cm e il Cristal Minnow nella taglia intermedia (11 cm), mentre della Rapala personalmente uso molto il Long Cast da 12 cm. Per ampliare le possibilità di utilizzo di queste esche suggerisco caldamente di sostituire le ancorette con l'amo singolo, per poter esplorare anche fondali con ridotta profondità. Vantaggio dei minnow è, oltre l'elevato potere adescante nei confronti di tutti (o quasi) i predatori, la loro facilità di utilizzo che consente allo spinner di concentrarsi su altri aspetti della pesca e magari poter interpretare con più libertà i segnali dell'ambiente. Il limite più evidente, rispetto soprattutto ai jig, è invece la difficoltà di operare in acque profonde.

Jig
Lascio per ultimo le esche più polivalenti e che più delle altre si prestano ad un utilizzo universale, anche se da noi continuano ad essere non troppo apprezzate. Offrono elevatissima lanciabilità e infinite possibilità di personalizzare il recupero, in virtù del rapido affondamento consentono di esplorare acque relativamente profonde dove altri artificiali non potrebbero mai arrivare e allo stesso tempo possono essere recuperati senza troppi rischi in acque poco profonde. Il loro costo ridotto, in ogni caso, ci consente di osare anche dove il rischio di incaglio è elevato. Altro bel vantaggio è quello di poter pescare correttamente anche da scogli relativamente alti senza pericolo che l'esca nuoti male negli ultimi metri, zona dove spesso si registrano gli attacchi, cosa che avviene normalmente anche con i minnow che non siano dotati di adeguato palettone. I modelli da utilizzare per le nostre esplorazioni sono quelli di medie dimensioni, diciamo che jig con peso tra 20 e 40 grammi possono catturare un'ampia gamma di predatori; sono validi sia quelli siliconici che in dressing. Dal punto di vista dell'utilizzo i jig sono sicuramente le esche più duttili, in alcune situazione e con alcune specie forse non offrono la stessa efficacia dei minnow, ma questo è dovuto in molti casi alla loro maggior difficoltà di utilizzo rispetto ai classici minnow.