ARTICOLI E RACCONTI
GIGANTI DAI MOLI
di Claudio Saba - Giugno 2004
Le grandi lecce delle aree portuali sono gli unici predatori che, per mole e potenza, possono far vivere allo spinner emozioni altrimenti possibili solo in acque tropicali.
Il titolo non allude ovviamente al tonno rosso, gigante per antonomasia per i pescatori d'altura, ma alle grandi lecce delle acque portuali, gli unici "giganti" insidiabili in modo specifico con lo spinning dalla costa. Poderosi combattenti come quelli che vedete in queste pagine, venti e passa chili di muscoli, rappresentano la sfida più estrema per lo spinner mediterraneo, la loro taglia e la loro potenza garantiscono emozioni ineguagliabili, sensazioni uniche, stimoli comunque differenti rispetto alle solite prede. Con questo non voglio mettere a confronto lo spinning in ambienti naturali con quello nei porti, si tratta di tecniche complementari tra loro e decisamente diverse, non paragonabili. Con tutta sincerità devo confessarvi di apprezzare maggiormente una battuta di pesca sulla scogliera che mi appaga e mi diverte anche senza l'incontro con il predatore, ma devo anche ammettere che nessuna spigola o barracuda può procurarmi le stesse emozioni di una "lecciona", unico predatore mediterraneo che può garantire sensazioni altrimenti possibili solo nello spinning tropicale (almeno fino a che non troveremo un'esca gradita alle grandi ricciole!). Lo spinning in ambienti naturali è solitudine, poesia, contemplazione del mare, immersione nella natura, il tutto condito ovviamente dall'emozione del pesce che attacca la nostra esca e dal suo recupero. Lo spinning alle lecce è invece adrenalina pura, con i nostri sensi concentrati su quell'enorme predatore che potrebbe da un momento all'altro decidere di ingoiare l'artificiale. L'emozione comincia già quando montiamo la canna e prepariamo il terminale davanti alle scure acque tra i moli, nelle quali i nostri occhi cercano di individuare segnali della loro presenza; l'emozione continua quando vediamo i muggini fuggire impazziti, inseguiti da qualcosa che possiamo solo immaginare; emozione quando lanciamo il nostro popper davanti alla mangianza, con l'adrenalina che scorre mentre attendiamo l'attacco. Poi accade tutto in un attimo, l'acqua che si apre dietro il nostro artificiale, mentre il nostro cuore sembra fermarsi, qualcosa che blocca il recupero dell'esca e un momento dopo la superficie che sembra esplodere. La frizione fa sentire il suo canto, è iniziato il combattimento; la prima fuga, potente e inarrestabile, può far tremare le gambe al pescatore più scafato.Dove e quando
Le grandi lecce sono indissolubilmente legate alle aree portuali. E' verissimo che si possono incontrare anche pescando da spiagge o scogliere, ma in questi ambienti non è possibile insidiarle in modo specifico, le probabilità sono davvero molto basse. Solo in prossimità dei porti la loro concentrazione è tale da giustificare una pesca mirata. In ogni caso, individuare gli spot e i momenti più idonei non è sempre facile, le acque portuali rappresentano infatti un complesso e delicato ecosistema, in cui l'attività di questi carangidi è legata principalmente al movimento dei grandi branchi di pesce foraggio, muggini in particolare, ma anche alla presenza degli altri predatori. A questo proposito, in molte occasioni abbiamo potuto constatare come la massiccia presenza di pesci serra influisca negativamente sull'attività delle lecce.
Per quanto riguarda il periodo, in linea generale questi predatori fanno la prima comparsa a primavera inoltrata, si trattengono per tutta l'estate e scompaiono a metà autunno, ma come al solito tutto questo è fortemente condizionato dall'andamento climatico e varia di anno in anno. I primi esemplari si catturano comunque tra maggio e giugno, gli ultimi tra ottobre e novembre, abbiamo quindi almeno 5-6 mesi a disposizione durante l'anno per insidiare i "giganti". Tutto sommato è una bella fortuna che il periodo delle lecce coincida con quello meno produttivo per lo spinning dalla costa, considerato anche che nei mesi più caldi il traffico turistico-balneare non consente molte alternative al lancio nei porti. Per quanto riguarda le condizioni meteomarine, anche qui si dimostra la complementarietà di questa pesca rispetto allo spinning dalla spiaggia o scogliera; dove lì sono graditi schiuma e vento, nei porti spesso le catture migliori sono state fatte nei momenti di calma assoluta; allo stesso modo vanno a farsi benedire tutti i discorsi e le valutazioni circa le maree e le fasi lunari. Tra i moli sembra davvero tutto un altro mondo e occorre imparare a "leggere il mare" in modo differente. Relativamente agli orari, per le esperienze degli ultimi anni mi sembra di poter confermare che i momenti migliori siano quelli da fine mattina a metà pomeriggio oppure verso il tramonto. Ogni porto ha però caratteristiche specifiche e il comportamento delle lecce può essere molto variabile da una zona all'altra. Una leggenda da sfatare è che le migliori possibilità si abbiano lanciando sulle mangianze. In realtà può capitare di allamarle sia lanciando davanti ad una cacciata sia lanciando nella calma più assoluta e in assenza di segnali della loro presenza, anzi la mia impressione è che questa sia la condizione più favorevole. Differente può essere anche la modalità di attacco, talvolta si vede l'inseguimento, con la grossa schiena appena fuori dall'acqua dietro il nostro popper, altre volte attacca d'improvviso, da sotto. Ovviamente la pesca "a vista" è molto più spettacolare e divertente.Attrezzatura
Grave errore, purtroppo anche frequente, è quello di affrontare questi carangidi con strumenti sottodimensionati. Se parliamo di lecce fina a una decina di chili, possiamo anche affidarci alla solita attrezzatura che utilizziamo sulla scogliera, magari irrobustendo la lenza, ma con esemplari di 15, 20 e più chili occorre adeguare ogni parte del nostro equipaggiamento. Lenze sbriciolate, ancorette o moschettoni aperti come burro, frizioni fuse dopo la prima fuga, con prede di queste dimensioni e potenza non si può improvvisare. Se ne è reso conto chi ha cercato di sfidarle con la classica attrezzatura medio-leggera, magari dopo aver annunciato: "Falla abboccare, che poi ci penso io a tirarla su!". In realtà non occorre nemmeno appesantire troppo il nostro "assetto", basta curare pochi dettagli fondamentali e tra questi metterei senz'altro al primo posto la scelta della lenza. Praticamente obbligato è il ricorso al multifibre, comunemente chiamato anche "trecciato", che consente di utilizzare diametri molto più fini a parità di carico di rottura. Questo è in effetti il segreto che ci permette di mantenere l'attrezzatura relativamente leggera. Il multifibre ci evita di dover ricorrere a mulinelli grossi e pesanti e consente di pescare con una certa tranquillità con mulinelli da spinning medio-pesante, capaci di contenere circa 200 metri o poco più di trecciato da 30 o 50 libbre, parliamo quindi di strumenti di classe 4000 o 5000, mulinelli di taglia maggiore possono offrire maggiore sicurezza ma rischiano di sbilanciare troppo l'attrezzatura. Anche per la canna non sarà necessario manovrare lunghi e pesanti "bastoni" da surf ma è sufficiente un attrezzo di lunghezza variabile da 2,40 a 3 metri, l'importante è che sia piuttosto rigido e capace di lanciare agevolmente esche di un certo peso (diciamo tra i 60 e i 100 grammi). Canne di una certa potenza sono consigliabili non solo per contrastare e "pompare" efficacemente la preda, ma anche per poter lanciare esche di un certo peso, spesso indispensabili per raggiungere distanze accettabili. Molto diffusa tra gli spinner italiani l'ormai mitica Lamiglas "Kenai King", già provata su queste pagine, canna da 8'6" (2,60 mt) relativamente leggera e maneggevole ma dotata di eccezionale "backbone" che consente di combattere senza alcun problema prede davvero enormi. Come vedete, non si tratta di appesantimenti eccezionali, d'altra parte il concetto di attrezzatura pesante per lo spinner è sempre relativo e può sorprendere chi pratica altre tecniche; non è la prima volta che mi viene chiesto mentre pesco dal molo: "Ma tu vai a lecce con quella cannetta e quel micromulinello?!". E' proprio lì il divertimento, rispondo solitamente.
Tornando ai dettagli tecnici, al multifibre della lenza madre si collega di solito un terminale in nylon adeguatamente robusto e di lunghezza variabile in base ai gusti personali. Personalmente utilizzo un finale di circa 60-70 cm, in modo che il nodo di giunzione rimanga sempre fuori dal puntale (non sopporto il rumore del nodo che sfrega sugli anelli nel lancio), realizzato con un Asso Doppia Forza da 0,60, altri preferiscono terminali più lunghi e magari la doppiatura della lenza madre. La funzione del terminale in nylon è principalmente quella di garantire una maggior resistenza all'abrasione nel caso di sfregamento con il corpo del pesce o eventuali altre superfici sommerse (es. tripodi), ma sono in molti a ritenere che tutto sommato non abbia una grande giustificazione, e infatti alcuni amici toscani pescano grosse lecce legando direttamente il moschettone al multifibre. Superfluo aggiungere che particolare attenzione richiede l'esecuzione dei nodi, ogni minimo errore può significare la perdita del pesce. Altro dettaglio da non trascurare sono le ancorette e gli anellini degli artificiali, magari adeguati per le normali prede ma che non reggono ad un combattimento prolungato con una leccia di taglia. Nel dubbio, meglio cambiarli con modelli più robusti, o meglio ancora sostituire le ancorette con ami singoli di grandezza adeguata, che offrono maggiori garanzia di tenuta ma anche, particolare da non trascurare, una più facile slamatura nel caso si intenda rilasciare la preda.
Non solo popper
Predatore tipicamente di superficie, la leccia gradisce particolarmente tutte le esche superficiali, purché di taglia adeguata. Non solo popper, quindi, anche se questo artificiale resta l'esca tipica e più utilizzata, ma anche i vari "walking the dog" e soprattutto i "Ranger" prodotti dalla Robert Lures, esche particolarissime di cui mi riprometto di parlarvi in seguito in modo più approfondito. Ma varie esperienze recenti, sia a spinning che a traina, hanno dimostrato che in alcune situazioni possono rivelarsi vincenti i classici minnow, non dimentichiamo mai quindi di tenere nel gilet qualche pesciolino finto tradizionale, da rispolverare soprattutto quando fenomeni di assuefazione possono rendere inefficaci i soliti popper.