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La leccia di Mattia
di Mattia Romano - Dicembre 2004

Ai primi di novembre del 2004, si è tenuto il primo Fly Fishing & Spinning meeting organizzato da Videospin sulla costa orientale della Sardegna. Ecco il resoconto del raduno nel racconto di Mattia Romano, nella doppia veste di guida e fortunato pescatore …

D come dorado, D come dolphinfish, L come lampuga, comunque voi vogliate chiamare questo fantastico pesce, l'unico che dalle nostre coste può farci sognare lidi tropicali riuscendo ad incantare ogni pescatore. Proprio per questo meraviglioso predatore lo scorso inizio di novembre si è tenuto sulla costa orientale sarda un meeting tra pescatori a mosca provenienti dal Belgio e un indigeno gruppo di spinner, primo appuntamento di quello che si spera diventi un evento annuale. L'idea è nata da Antonio Varcasia e Mauro Sanna che con il loro sito www.videospin.it sono riusciti a far conoscere parte delle potenzialità della pesca con gli artificiali in acque sarde anche ben al di fuori dello stivale. Questo primo raduno si pone come punto di partenza per la realizzazione di un video documentario sulla pesca nel mediterraneo con la collaborazione di un gruppo di Saltwater fly fisherman capitanati da Marco Sammicheli, (realizzatore tra l'altro del sito MEDFLYFISH.COM) che crede nell'affermazione di questa tecnica anche nel più povero ma non meno affascinante Mare Nostrum. I partecipanti al raduno, un gruppo di noti moschisti belgi accompagnati da Patrick Daniels, presidente della Fly Fishing Belgian Association ed editorialista di Beet Sports Magazine, una delle principali riviste di pesca del Belgio, hanno potuto constatare le risorse che la nostra isola può offrire agli amanti della pesca con gli artificiali.


Purtroppo il tempo non è stato dalla nostra parte e ha mostrato il meglio di se stesso per quanto riguarda pioggia e vento, creando una situazione in cui molti avrebbero lasciato perdere canne e mulinelli per una più comoda partita a carte, ma permettendoci ancora una volta di constatare che la passione, o meglio la malattia per la pesca va oltre la nazionalità e a volta anche oltre la razionalità.
Il programma di pesca doveva essere diviso tra uscite in mare aperto con obiettivo dichiarato lampughe e palamite, e uscite da riva alla ricerca di spigole e barracuda .
Il vento forte da nord ha causato non pochi problemi di lancio agli amanti della coda di topo, che hanno avuto però modo di impressionarci con la loro grande tecnica. Per persone come me la cui visione della pesca a mosca era sempre stata relegata a qualcosa di teorico e poco tangibile, è stata una grande occasione per vederne lo splendore. Questa tecnica è risultata efficace nei confronti di pesci svogliati e selettivi nell'attaccare, in barca l'azione di pesca combinata tra spinner, nelle veci di "teaser man", e moschisti, ha portato alla cattura di una decina di lampughe, un buon risultato visto il tempo da lupi. Tutti i pesci sono tornati velocemente in acqua nella più corretta applicazione del C&R, pratica in cui la pesca a mosca è sicuramente avanti a tutte le altre tecniche ma che ultimamente ha un sempre un maggior numeri di seguaci anche in Italia. I risultati con le amiche gialle non sono comunque dei migliori, ben consci che con altre situazioni meteo marine il nostro mare può regalare giornate da cardiopalma, ma i pescatori belgi sembrano capire questo e ci confermano che comunque la pesca a mosca in mare è un lavoro duro che solo una grande passione può sostenere.
Al di fuori delle previsioni, la pesca da riva in wading ha dato i suoi risultati migliori, con una ricciola ferrata e persa dopo pochi secondi nella prima giornata di pesca da Ronny, confermando la fama di cattivo cliente del prestigioso carangide. Nei giorni seguenti catture di spigole di piccola taglia si susseguono senza grandi sorprese finchè, al penultimo giorno, mentre mi presto a fare da guida a due moschisti in una baia con acque basse, la fuga di un branco di aguglie davanti a me smuove il pomeriggio uggioso e avaro di emozioni. Immedesimato nella mia figura di guida e mosso forse anche dalla tipica ospitalità sarda, indico al collega di lanciare in prossimità della mangianza, ma forse limiti linguistici e la distanza eccessiva non permettono al fiammingo di capire. Guida o non guida sono pure sempre un pescatore e una situazione del genere è troppo ghiotta per lasciare perdere, con un lancio corto mi trovo in pesca sulla zona di caccia di quel che pensavo fosse un branco di ricciole; il piccolo walking the dog, ribattezzato sunshine con affetto, montato per cercare spigole nei bassi fondali scompare dietro alla violenza di un gorgo incredibile, non sarà facile dimenticare questo momento che conserverò con amore e gelosia nella mia vita di pescatore. La mia cara Tidemaster si piega ad arco come tante volte ho sognato lasciandomi con quella strana sensazione di paura mista a una felicità insperata, il piccolo Stella urla sotto la straordinaria fuga del pesce, musica per l'orecchio malato di un pescatore, non fermarti mai vorrei urlargli, sono dentro l'acqua fino alla vita e vivo forse il momento più bello della mia vita di pescatore. Il sottomarino sembra non volersi fermare e io vorrei rimanere in questa situazione cosi intensa per sempre. La paura … quanti racconti di pesca parlano della paura? Un sentimento nobile che accomuna tutti gli uomini e i pescatori. La bobina quasi vuota mi riporta alla realtà, nella fuga avrà portato via 150 metri di trecciato da 30lbs come se nulla fosse e penso al mio bel mulinello taglia 8000 che stava tranquillo a casa a riposare, serrare la frizione mi sembra una mossa pericolosa e azzardata, meglio un azione di freno praticata con la mano sopra la bobina, e il pesce sembra capire che per me è troppo importante per scappare e si ferma in mezzo al canale. I commenti attorno a me mi sembrano troppo estranei e stranieri, vorrei avere di fianco Mauro o Antonio almeno per un secondo, giusto solo per vedere un attimo questo possente predatore mentre mostra la sua schiena fuori dall'acqua e soprattutto prima che scappi per sempre, pensiero che non mi ha mai abbandonato durate la lotta con questa signora del mare. Ma Mauro non c'è, è dall'altra parte del promontorio e Antonio chissà dov'è con la sua telecamera; ma è come se fossero con me quando ricordo le immagini dei loro combattimenti con le lecce portuali da me sempre un po' sanamente invidiate. Intanto inizio a stancare la "belva" con un azione di pumping, "only the braves" direbbe un corpulento conduttore televisivo e così sia, per quanto mi riguarda ho già vinto, penso, e convinto di questo pompo il pesce sempre di più. Una voce amica mi distrae dal combattimento, è Antonio che finalmente ha smesso di riprendere streamers e code di topo, la sua voce mi dà sollievo anche se all'inizio crede che lo stia prendendo in giro, ma basta un urlo isterico del sottoscritto per fargli capire che è tutto meno che uno scherzo e dopo un secondo me lo trovo di fianco tutto vestito e con la telecamera in mano. Finalmente, dopo tutte le volte che ho fatto io da scudiero ora sono nel ruolo di cavaliere .
Non saprei quantificare la durata del combattimento prima del arrivo di Antonio ma ora con la sua compagnia sembra tutto più facile, il pesce inizia a perdere terreno velocemente e dopo cinque minuti arriva a portata di mano. E' una leccia, urla il mio compagno di pesca, non ci voglio credere è grande, anzi enorme ai miei occhi , non ho bogagrip nè raffio, allora Antonio la abbraccia con una mano sotto le branchie, il pesce sembra esausto e io mi sento sconvolto. Non mi aspettavo un pesce del genere e mi sento strano, l'adrenalina in circolo mi fa tremare, mi sdraio sugli scogli di fianco alla mia preda; noto che l'artificiale è ben piantato nelle branchie con tutte e due le ancorette, il pesce non verrà liberato e questo mi dispiacerà visto con quale forza e coraggio ha combattuto per la vita, mi sento in colpa ma capisco una cosa nuova, qualcosa che mi farà cambiare modo di pensare. Ha ragione chi dice che un pesce è troppo importante per pescarlo una volta sola, siamo pescatori sportivi e penso che l'aggettivo di sportività sia da intendere più come lealtà nei confronti del pesce, senza il quale questa nostra passione non potrebbe esistere ed è pur sempre un controsenso uccidere qualcosa che si ama. Arriva il buio seguito da Mauro che mi abbraccia con forza, capisco anche cosa sia la sportività fra compagni di pesca, era felice come se fosse stato lui a tirare fuori il pesce. L'emozioni, le paure, i racconti di noi tre, l'odore dell'acqua salata sulla pelle tutto viene avvolto dall'oscurità, anche questo è lo spinning.