ARTICOLI E RACCONTI
VERSO IL LIGHT
di Claudio Saba - marzo 2007
Nelle nostre acque non sempre è necessario e opportuno ricorrere all'attrezzatura medio-pesante. In molte situazioni riscoprire strumenti leggeri può significare maggior divertimento e maggiori possibilità di cattura.
Quasi sempre l'evoluzione di uno spinner salato tende, almeno nei primi anni, sempre più verso il "pesante". Dopo i primi mesi di inevitabili insuccessi, dopo un periodo più o meno lungo di prove ed esplorazioni, si scopre presto che i predatori marini possono essere grossi e cattivi, che le rocce del fondo sono micidiali per le nostre lenze (siano esse di nylon o multifibre) e che salpare un grosso pesce da uno scoglio con onde alte non è poi così semplice. Insomma, si impara facilmente che non è raro perdere belle prede, soprattutto nelle condizioni e ambienti tipici dello spinning mediterraneo, vale a dire dalle scogliere con mare mosso. E man mano che si acquisisce esperienza e si diventa sempre più bravi queste situazioni capitano sempre più spesso con il conseguente progressivo scivolamento verso soluzioni "hard", giustificate anche da obiettivi sempre più importanti. Fino a qualche anno fa, la corsa verso il pesante era frenata dal concetto classico di sportività alieutica secondo cui il valore della cattura era inversamente proporzionale alla potenza dell'attrezzatura. Ora che questo concetto, come abbiamo visto in altre sedi, è stato finalmente un tantino ribaltato, questo freno è venuto meno e c'è molto meno imbarazzo ad utilizzare strumenti sovradimensionati. Tutto questo, insieme all'ampia diffusione dei cosiddetti "trecciati", ha determinato un diverso modo di pescare rispetto a qualche anno fa. Una delle differenze più evidenti tra lo spinning attuale e quello di ieri sta proprio nel recupero delle prede; oggi assistiamo a recuperi brevissimi con uso molto limitato della frizione mentre in un passato nemmeno troppo lontano le stesse prede avevano molte più possibilità di combattimento facendoci soffrire (ma anche divertire, ammettiamolo) molto di più. Ma il ricorso a strumenti leggeri è spesso limitato anche da un'altra motivazione. Quando andiamo a pesca, pur con tutta la nostra esperienza e nonostante possiamo contare su previsioni meteo sempre più attendibili, non sappiamo mai esattamente cosa ci aspetta. Capita così di andare a spigole in condizioni che immaginavamo piuttosto tranquille e invece una volta sulla scogliera ci troviamo ad affrontare il mare mosso e predatori ben più impegnativi. Molti spinner preferiscono quindi non rischiare e affidarsi ad una canna, magari polivalente, ma piuttosto sbilanciata verso l'alto che permetta di affrontare serenamente tutte le possibili situazioni.
Tutte queste considerazioni sono giustissime, eppure in certi casi ripristinare l'attrezzatura leggera e le esche mignon ci possono consentire di pescare meglio o magari anche solamente di divertirci di più. Questa vale ovviamente con tutte le prede minori (occhiate, aguglie, ricciolette, sugarelli, ecc...) ma ha un significato particolare soprattutto con la spigola. Diversi pescatori, abituatisi all'artiglieria pesante, hanno ritrovato il feeling con la regina proprio grazie al ricorso a canne ed artificiali light. Direi, anzi, che alcuni colleghi dopo esperienze più o meno lunghe con altri predatori sono finalmente entrati in sintonia con il serranide solo dopo aver scoperto gli strumenti leggeri. Il perché si associ generalmente alla spigola l'attrezzatura leggera lo abbiamo già visto in un articolo di qualche mese fa, qui lo sintetizziamo velocemente: la regina predilige spesso acque basse, le fasi finali della mareggiata e le esche di piccole dimensioni, e oltretutto non è un gran combattente; di conseguenza, il ricorso a strumenti leggeri per insidiare questa specie è ben giustificato nella maggior parte delle situazioni.
Ma cosa intendiamo per attrezzatura leggera? In linea di massima, canne da 7' o 8' (quindi 2,10 o 2,40) con potenza di lancio massima compresa tra 20 e 30 grammi, alle quali va abbinato un mulinello di taglia da 2500 a 3500 a seconda delle case, per intenderci un 3500 Shimano e non Daiwa (visto che questi ultimi hanno maggiore capienza a parità di classe), imbobinato con multifibra da 15-20 libbre o, per i nostalgici, nylon da 0,25. In realtà, poi, ogni pescatore ha un suo concetto molto personale di leggero o pesante, ma questo è un altro discorso. Vediamo quindi quando usare il light. Abbiamo già visto, in varie occasioni, che nel pieno della stagione fredda, a parte qualche piacevole eccezione dovuta alla straordinaria partecipazione di serra e barracuda tendenti alla stanzialità, la preda principale se non esclusiva è certamente la spigola. In questo periodo, oltretutto, questo predatore frequenta principalmente, per questioni legate alla riproduzione, i bassi fondali sabbiosi o misti dove evidentemente si trova particolarmente a suo agio nelle fasi di corteggiamento, deposizione e fecondazione delle uova. In questi ambienti non sono necessarie grandi mareggiate per creare le condizioni ottimali, né sono indispensabili lunghe distanze, visto che generalmente la spigola caccia a brevissima distanza da riva. Insomma, si tratta per lo più di situazioni "soft" in cui sono sufficienti canne corte e di potenza limitata; oltretutto, come abbiamo più volte sottolineato, nonostante la sua grande bocca che spesso le permette di attaccare prede enormi, la regina va matta per gli artificiali di taglia ridotta.
Nelle stagioni intermedie invece, cioè autunno e primavera, le nostre zone di pesca si spostano verso scogliere più alte e in ogni caso è più frequente pescare in condizioni di mare mosso, con tipologie di predatori non sempre definite e con possibili sorprese dietro l'angolo. In poche parole, può essere davvero rischioso trovarsi con l'attrezzatura leggera su una punta rocciosa ad una certa altezza dal mare e grosse onde, quando spesso è necessario forzare il recupero o addirittura salpare la preda di peso o quasi. Gli strumenti leggeri sono consentiti solo se possiamo operare a livello del mare e l'ambiente non crea troppi pericolo nel recupero dei pesci. In estate, stagione degli estremi, se non vogliamo spinningare nelle poco romantiche acque portuali alla ricerca di grandi lecce e famelici serroni, possiamo tentare negli ambienti naturali, senza ovviamente avere la pretesa di incontrare grandi prede. I nostri lanci saranno indirizzati a pesci di taglia limitata, come piccoli pelagici o le solite spigole in fase adolescenziale.
In linea generale, a prescindere dalle stagioni, è comunque opportuno ricorrere a soluzioni leggere in tutti quei casi in cui vento e mare non offrono un grande aiuto. Solitamente pensiamo che in condizioni di calma o mare poco mosso i predatori stiano ben lontani dal sottocosta. Questo però è vero solo in parte; in realtà i pesci gironzolano sotto i nostri piedi anche in assenza di onde (o quasi), semplicemente è molto più difficile convincerli ad attaccare gli artificiali. Passare ad esche più piccole e fili sottili può migliorare significativamente le possibilità di cattura, e questa è una regola valida anche per altre tecniche da riva: diminuire le dimensioni dell'esca al calare delle onde. La validità di questa regola è ampiamente confermata, nel settore delle esche finte, dai risultati ottenuti dai pescatori a mosca in mare ed in condizioni di relativa calma, soprattutto se confrontiamo le loro catture con quelle a spinning nelle stesse condizioni. Parte dei cappotti che collezioniamo è dovuta sicuramente anche all'intestardirci nel voler continuare ad utilizzare artificiali di generose dimensioni anche quando le condizioni del mare non sono favorevoli. Riscoprire il light, per lo meno in determinate situazioni, non solo ci consentirà di aumentare le catture ma potrà aiutarci ad affinare la sensibilità e ad impratichirci nella difficile fase del recupero della preda. E anche il nostro divertimento ne guadagnerà, e scusate se è poco.